Creare un set fotografico è come trovarsi di fronte ad una tela intatta e provare la frenesia di dover scegliere una cosa o un’altra.
Un mondo  in miniatura che aspetta di essere allestito e per chi fotografa  significa aprire la porta cigolante che dà su un magazzino pieno di cose, molto diverse tra loro: ninnoli antichi, ricordi che avevamo da bambini, oggetti apparentemente privi di senso  comprati nei mercatini e poi dimenticati… ed è tutto nella nostra mente!

E’ come costruire un diorama immaginario: avete presente quelle costruzioni in miniatura nelle scatole da scarpe?
Ecco, quello è il mio modello di diorama, dove, nel caso di un set fotografico, immagino di posizionare le luci, sistemare lo sfondo, bilanciare i colori, armonizzare la scena, collocare i protagonisti ….e solo alla fine… scattare!

Fotografia bambina che pensa

Quando si parla di “kids photography” è quasi automatico che vengano in mente sfondi colorati, scenari pieni di giochi e ambienti luminosi che esprimano e suggeriscano tutta la loro vitalità.  Ciò che ci si aspetta è che dal caos creativo di luci, colori e oggetti ne venga fuori una composizione armoniosa.
Per questo, è tendenza comune inserire spesso i bambini in uno spazio bianco  e riversare, fatemi passare il termine, su di loro la scena.
Così i bimbi si trasformano in monelli  o tenere creature in perfetto stile Anne Geddes, come vuole la tradizione.
Io penso che la scelta del set sia importante tanto quanto la scelta dell’ottica giusta. Il set fa il “mood” dello scatto: un elemento di troppo  rompe l’equilibrio ed uno in meno  lascia un senso di incompletezza.

Fotografia bambina con gabbia shabby

Quest’anno mi è capitata una di quelle occasioni che non arrivano molto spesso e che non avevo messo in conto: ho incontrato un papà e una bimba dai capelli rosso tiziano (sapete che ho un debole per questo colore, no?) veramente formidabili.
Dopo qualche chiacchiera preliminare, abbiamo preso appuntamento e ci siamo salutati. Chiusa la porta dello studio si è aperta quella del magazzino degli scenari fotografici di cui vi parlavo prima! Succede sempre quando incontro e conosco un bambino: immagino il “suo” set e i “suoi” oggetti.
Ho segnato l’appuntamento in agenda, sono tornata al lavoro, ma ho passato intere giornate a fantasticare su come allestirlo per i “suoi” colori. E mentre sto lì a pensare e ripensare a come organizzare tutto, mi tornava in mente la chiacchierata con il suo papà.

Era un papà speciale,  uno che di luce ne sapeva parecchio: lavora nel mondo del cinema e del teatro come direttore della fotografia e questo “piccolo” dettaglio mi fa venire prepotentemente voglia di osare. Con chi se non con lui?

Fotografia bambina che gioca

Vi ho già parlato QUI di quanto sia importante la scelta del colore o del bianco e nero quando si ritrae qualcuno.
Stavolta sentivo che bisognava osare un po’, creare il “vuoto” attorno allo splendido soggetto che avrei fotografato e presentarlo agli occhi del “pubblico” come se si trattasse di un’ opera d’arte o di una messa in scena teatrale.
Dopo aver sognato nel bianco QUI avrei modellato un set dal nero. Velluto nero, per l’esattezza. In perfetto “gothic style” e per nulla adatto ad una bambina!

Una scelta azzardata per tanti motivi: il nero è un colore molto intenso, assorbe tantissimo la luce (per dirne una) e la riflette duramente sul corpo e sulla pelle,  contrastando totalmente con l’idea vitale di dolcezza che vogliamo dare ad un ritratto di bambini.

Fotografia bambina con gabbietta

 A cancellare ogni mia incertezza, però, è bastato ricordare lo sguardo della piccola principessa dai capelli rossi: occhi tanto luminosi e un sorriso aperto sarebbero stati capaci di inondare di meraviglia persino un intero castello avvolto nelle tenebre!

Infatti, il giorno degli scatti, come una vera piccola e raffinata diva, la principessa dai capelli rossi si è sfilata delicatamente le scarpette, le ha messe all’interno della gabbietta per uccelli di ferro battuto che le era stata data come ausilio al set ed è entrata in scena.
A piccoli passetti, lasciando che tutt’intorno accadesse ciò che doveva accadere, senza che nulla turbasse il suo gioco semplice. E’ venuta fuori  proprio come immaginavo, è “emersa” dal fondale di velluto nero in tutta la sua bellezza.
Niente trucchi, abiti o espedienti particolari. C’era solo lei.
Sorrideva felice abbracciando l’orsetto, poi saltellava da una parte all’altra, si rassettava il vestitino e… alla fine della sessione fotografica mi sarei alzata in piedi per una standing ovation.

Fotografia bambina con orsacchiotto

Non smetterò mai di dire che se sono riuscita a realizzare questi scatti è soprattutto per l’intelligenza e la voglia di mettersi in gioco del suo papà che, lasciando da parte la diffidenza che spesso si può incontrare facendo proposte “fuori dagli schemi”, ha saputo cogliere al volo le mie idee.

Ed inoltre mi ha aiutato a posizionare le luci in modo “teatrale”, insegnandomi uno schema di luci molto usato nel cinema…che non dimenticherò mai più!

Fotografia bambina vestita di rosa con orsacchiotto

Da questo set fotografico divertente ho imparato che di tanto in tanto occorre osare, mettersi in gioco e sperimentare per avere dei risultati inaspettati, incoraggiati da chi crede in quello che facciamo!
Spesso ho paura di chiedere ad un genitore “facciamo qualcosa di diverso?” perché non tutti sono pronti, soprattutto quando intendono regalare quelle foto ai nonni o realizzarne un fotolibro per gli zii o gli amici o tenerselo a casa tutto per sé.
Così succede che sperimento con mio figlio o con i figli dei miei amici.
Invece un creativo deve rinnovarsi sempre e per rinnovarsi deve sperimentare, osare, stravolgere tutto quello che ha imparato e ripersonalizzarlo.
Insomma un creativo deve essere fondamentalmente un soggetto in continua formazione, non si deve “assestare” mai su uno stile troppo definito o peggio ancora stereotipato.

Deve ciclicamente rompere gli schemi…anche di luce!

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