Doveva essere solo una breve vacanza per staccare un po’, ricaricare le batterie e dedicare un pò di tempo libero alla mia famiglia ma è stata anche l’occasione per meditare questo nuovo post.
L’idea mi è balzata in mente nell’unica giornata di sole di tutta la settimana: arrivato con la seggiovia sul cucuzzolo della montagna, un giovane papà-fotografo-sciatore si toglie i guanti e sfila dalla tasca la sua compattina; sua moglie e sua figlia pronte davanti a lui con un sorriso smagliante;
dietro di loro cime immacolate, abeti coi fiocchi, cielo blu cobalto; come elemento di disturbo qualche passante odioso. Ma lui era serissimo: inquadrava, scattava, sbirciava il monitor della compatta, imprecava tutti i santi e poi  reinquadrava, riscattava, riguardava il monitor e reimprecava i santi rimasti….e così per almeno 5 minuti buoni. Lo guardavo provando una gran pena per lui: non pensavo fosse un demente anzi, il poveretto aveva ragione!
E’ già un casino scattare sulla neve, figuriamoci se si ha la pretesa di controllare ciò che quei francobolli di display ti restituiscono: con tutto quel riverbero di luce e di sole diventano praticamente trasparenti ed è come scattare con gli occhi bendati!

Cartolina di buon anno

Avevo dimenticato quanto fosse difficile scattare in questa situazione, ovvero fotografare sulla neve: tanto bello il paesaggio altrettanto difficile la resa. Perché gli esposimetri incorporati nelle moderne digitali, semplicemente sballano la misurazione: troppa luce, troppo riverbero, il bianco saluta tutti e se ne va per i campi!
In quel preciso momento ho avuto un flash back che credevo sepolto tra le placche della mia aterosclerosi galoppante: quando ero giovane ed agli esordi della mia esperienza fotografica, mi dilettavo nella fotografia di viaggio ed assistevo a molte proiezioni di fotografi-viaggiatori che mostravano centinaia di diapositive (tutte in una sera e senza editing) che documentavano le meraviglie dei posti visitati, facendo sbavare gli spettatori.
Me ne ricordo in particolare uno: un reportage su Patagonia e Galapagos. Rimasi impressionata da due cose:
1) la bellezza mozzafiato del paesaggio;
2) la dominante fissa di ogni diapositiva: blu totale a tratti tendente al grigio.
Non sono mai andata in Patagonia (nè so se ci andrò mai più, giunta a questo punto) ma oggi sono fermamente convinta di una cosa: i ghiacciai in Patagonia non sono blu!


Fotografia con ghiaccio

La neve ed il ghiaccio traggono in inganno gli esposimetri incorporati nelle fotocamere per il calcolo automatico dell’esposizione; non sono in grado di misurare l’intensità della luce che colpisce il soggetto (luce incidente)  ma leggono solo la quantità di luce che il soggetto riflette (luce riflessa).
Davanti a cotanta luce e riverbero, l’esposimetro va in automatismo e chiude di almeno due stop (ossia sottoespone pesantemente) perché deve fare una “media”  tra tutto ciò che compone la scena: neve/alberi/ volti/cielo + riverbero di neve/alberi/volti/cielo.
Questo perché le case produttrici tarano su un grigio medio per rendere l’esposizione corretta nella maggior parte delle situazioni. Quando l’esposimetro è puntato su qualcosa di bianco o nero, la lettura diventa inaffidabile e la foto sarà sottoesposta (se puntate sul bianco) o sovraesposta (se puntate sul nero).
In questi casi il bianco andrebbe bilanciato con un esposimetro separato (altro ingombro nel carico dell’attrezzatura) oppure andrebbe misurato con il famoso cartoncino grigio neutro al 18% (che ormai è diventato roba da antiquariato e giustamente nessuno se lo porta più dietro). Dunque che si fa?


Fotografia con ghiaccio e alberi

I fotografi matrimonialisti sono i primi a non portarsi dietro il cartoncino grigio al 18%. Forse pensate abbiano il tempo di tirarlo fuori mentre la sposa entra in chiesa con l’abito bianco? Eppure bilanciano ugualmente e correttamente: con il palmo della mano orientato verso il sole ed il soggetto, effettuano la lettura in manuale di tutta l’esposizione della scena.
Potete usare lo stesso trucchetto oppure usare particolari accorgimenti. Uno di questi è aspettare la lettura automatica della fotocamera  e poi aprire il diaframma (ossia sovraesponete)  di almeno 1 stop; se avete coraggio di 1 stop e mezzo; se poi siete capitani temerari e coraggiosi aprite almeno di 2 stop.
L’altro è usare il cosiddetto “bracketing” (unica risorsa in tempi analogici per non buttare tutta la pellicola al ritorno) facendo almeno 3 scatti a differenza di 1/3 di stop l’uno dall’altro e valutare il tutto guardando SOLO l’istogramma, quel grafico tutto bianco a montagnetta che compare nell’angolo di TUTTI i display!
Su tutte le fotocamere digitali è inoltre presente un tasto che quasi nessuno usa: +/- ; si tratta del comando di compensazione dell’esposizione, che bilancia gli errori dell’esposimetro automatico incorporato: se si sceglie la priorità di diaframmi (A) la compensazione avverrà sul tempo di esposizione; se si scatta a priorità di tempi (S) la compensazione avverra’ sui diaframmi; se si scatta in program (P) la compensazione avverrà sia sui tempi che sui diaframmi.


Fotografia di paesaggio innevato

Altro accorgimento (che vale per tutti, me inclusa che ne avevo portata una sola): quando fa freddo (molto freddo) qualsiasi batteria “zoppica” ossia fatica ad erogare corrente; se poi sono già mezze scariche o stanno quasi per finire, muoiono completamente perché si esauriscono molto più in fretta rispetto alle condizioni normali. Quindi prima di partire dovete verificare il livello di carica delle vostre batterie o scegliere un tipo (quelle costosissime al Litio per esempio) che garantiscono ottime prestazioni anche a  basse temperature. E soprattutto portatevene 2 e tenetele al caldo ben coperte in una tasca interna!
Ricordatevi che con temperature inferiori  allo zero le fotocamere possono anche bloccarsi e smettere di funzionare per un bel po’, dunque non le mollate sulla seggiovia pensando siano morte e tantomeno gongolate pensando di avere finalmente la scusa per comprare l’ultimo modello!
Anzi, proteggetele nelle apposite custodie perché il freddo non fa bene neanche a loro e la neve poi è acqua pura; coprite gli obiettivi con gli appositi tappi e non tenete le fotocamere al collo per essere SEMPRE pronti a scattare (come i nippo-jappa) ma tiratele fuori SOLO per scattare.


Fotografia di paesaggio innevato con alberi

Quando passate da un esterno ad un interno (dunque dal freddo al caldo)  le lenti si appannano per la condensa: fate molta attenzione perché questo brusco passaggio può causare danni permanenti agli obiettivi. Potete risolverlo in vari modi:
1) rinunciando al grappino;
2) entrando piano piano e sostando a lungo sulla porta dello chalet per far “ambientare” l’attrezzatura (finchè non vi arriva uno scarpone in faccia);
3) lasciate l’attrezzatura ben coperta nella borsa fotografica o in squallidissime buste di plastica tipo CSI, così la temperatura all’interno si alza gradualmente, mentre vi bevete il grappino!

Se poi qualche idiota esibizionista (ancora ce ne sono con il “vento” che è cambiato?) vi vuole mostrare quanto è bravo a fermarsi curvando sugli sci e nel farlo vi lancia sulla lente spruzzi di neve arroventata dalle lame, dovete fare due cose:
1) Lo abbattete da parte mia senza pietà perché io questi li odio!
2) Non cercate di soffiarla via perché il vostro respiro fa condensa e si gela sopra l’obiettivo (e stiamo da capo a dodici senza grappino!)
3) Spazzate via tutta la neve con i pennelli o con le pompette, asciugate dolcemente con un panno antigraffio (non con la sciarpa, vi prego) ed aspettate pazientemente.
4) Non guardate mai l’obiettivo in controluce perché altrimenti entrate in un trip di spruzzamenti, spennellature e asciugature che durerà almeno 12 minuti, al termine dei quali l’obiettivo sarà sicuramente perforato!
Fate invece una cosa che in epoca digitale non fa più nessuno (perchè Photoshop li regala tutti): compratevi un bel filtro Sky o UV, ma soltanto per proteggere le lenti!

In questo post troverete solo fotografie di paesaggio perché ero in vacanza e non avevo bambini da fotografare, a parte il mio. Ma se siete nostalgici vi mostro la faccia che faceva quando lo imploravo di smettere di giocare, alzarsi ed andare dal maestro per iniziare la sua lezione:


Bambino sulla neve

E poi, per sfrugugliare gli amanti del bianco e nero, ecco cosa ho fatto una sera che non avevo voglia di lavorare ma ho giocato in postproduzione con il filtro infrarosso!!
Non rosicate….è stata una botta  di fortuna!


Paesaggio innevato in bianco e nero

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