Ci son cose che nella vita lasciano il segno. A volte brutto e a volte bello. Molto bello. Sarà per un profondo senso di giustizia che si impossessò del mio tema natale, ma nella  vita questi segni li ho avuti, fino ad oggi, di entrambe le categorie e sempre in numero pari. Che è già una gran fortuna averli in numero pari!

Altra cosa che non mi abbandona mai, nonostante svariati tentativi, è un’imbarazzante sensibilità che mi porta ad emozionarmi sempre come una bimbetta al primo cartone animato. Ora, dopo il film di Sorrentino, non me ne preoccupo più e vado fiera del mio eroe Gep Gambardella,  perchè anch’io alla mia tenera età non posso più permettermi di non emozionarmi.

Fatta questa doverosa premessa, confesso che la giornata kid photography workshop che Jumper e Mirò hanno organizzato a Bologna, lunedì 14 aprile, è stata una ventata di belle emozioni, per tutti i presenti. So che tra un po’ saranno pronti i video e mi chiedo se arriverà quel vento emozionale, anche in differita.

La scelta della città e della location sono state azzeccatissime. Il tema era un tema caldo, molto caldo: quando 5 anni fa ho iniziato questa specializzazione, eravamo in pochissimi. Ora gli attuali o futuri kids photographers sono molti di più e tutti ancora spaesati.
Miro Album.  Roberta Garofalo, Fotografo professionista di Maternità, Neonati, Bambini e Famiglie, Roma

Perché non c’è alcun tipo di formazione in Italia. E non se n’era ancora mai parlato. Jumper e Mirò sono entrati come un’onda lenta e lunga, che avanza, avanza e poi lenta si ritira e quando il bagnato si asciuga, ci si accorge che non c’è più sabbia ma una terra strana, nuova, piena di germogli, piccoli piccoli ma in rapida trasformazione. La giornata si è svolta in grande allegria e serenità, ma è stata una giornata altamente formativa. Una lettura a 360 gradi del nostro mestiere. Ed a me è sembrato di tornare indietro nel tempo, un tempo bellissimo sospeso nella magia del divenire.

Quando ero giovane, appena uscita da La Sapienza, forse colta dal panico per non aver alibi alcuno per altri libri ed altri banchi, in uno stesso giorno riempii due form: uno era di assunzione in una grande multinazionale del farmaco e l’altro era di ammissione ad un corso triennale di una nota scuola di fotografia a Roma. Sempre per quello stesso senso di giustizia a cui accennavo prima, passarono entrambi i form e da li cominciò la mia schizofrenia.

Lavoravo 8 ore al giorno chiusa in una specie di acquario, poi uscivo di corsa e senza schiantarmi con la mia Polo bianca, attraversavo la città per chiudermi fino alle 10 di sera a scuola di fotografia.

Il sabato e la domenica poi….tutta vita: si girava per Roma per le esercitazioni, mentre le amiche uscivano e mi chiedevano di raggiungerle in centro almeno per il pranzo, ma io non potevo perché ancora “non avevo portato a casa gli scatti giusti”.

L’estate poi, se ne andava via in un modo strano. Non sotto gli ombrelloni ma per le campagne toscane o negli aereoporti o nelle stazioni per raggiungere proprio quel fotografo che teneva proprio quel workshop proprio in quel posto sperduto e proprio nel caldo afoso di agosto.
E quando alla fine tornavo da mia madre per riposarmi almeno 3 giorni prima di rientrare a lavorare nell’acquario, lei mi accoglieva preoccupata e intenerita, mi faceva dormire 72 ore di fila e poi mi lasciava andare via.
Ma non senza un materno “non ce la puoi fare così, eh?”

Kids Photography - Piccoli & fotografi crescono. Roberta Garofalo, Fotografo professionista di Maternità, Neonati, Bambini e Famiglie, Roma

Ma io ce la facevo benissimo, perché avevo dentro la magia, la forza, l’energia che solo una grande passione ti lascia dentro per mesi e mesi e mesi, dopo averla respirata a pieni polmoni, anche solo per qualche giorno. Ecco, la giornata di lunedi mi ha riportato a quel tempo.

Poco importa che la notte prima 15 gocce di Minias mi erano rimbalzate sul corpo come una pallina da ping pong.
Poco importa la tensione che avevo dentro per dover raccontare a 220 fotografi aspetti piuttosto pesanti e nozionistici della nostra professione.
Poco importa se prima e dopo di me intervenivano due giganti come Settimio Benedusi e Midivertounmondo.
Poco importa se  sotto il tetto di Jumper non puoi permetterti di non essere al livello che Luca Pianigiani  merita per la sua grande serietà professionale.

Tutto questo è stato devastante per me, ma poco importa.

Quello che conta è stata la grande emozione ed il grande scambio di bagaglio umano che solo un workshop serio ti lascia dentro. Esattamente come accadeva  tanti anni fa, quando avevo un anno intero, chiusa in quell’acquario, per sognare e scegliere un workshop. E lo sceglievo con molta cura. Lo sognavo e lo risognavo ed in questo modo sono riuscita a non  sbagliarne mai uno.
Kids Photography - Workshop di fottografia. Roberta Garofalo, Fotografo professionista di Maternità, Neonati, Bambini e Famiglie, Roma

Ad un certo punto la schizofrenia mi impose una scelta tra acquario e libertà, ed io scelsi la libertà, senza mai pentirmene. Non ho più frequentato workshop da allora, perché mi son buttata nella vera vita del fotografo.

Essere a Bologna, al KIDSPHOTOGRAPHY, non importa da quale parte della barricata stavolta, mi ha fatto davvero un bell’effetto.

Ho riso a crepapelle davanti alle amare verità rivelate da Settimio Benedusi. Isa Zamboni e Claudia Acuti di Midivertounmondo mi hanno dato un paio di dritte niente male, ma soprattutto Luca Pianigiani….ecco Luca da quando lo conosco mi fa questo preciso effetto:  è come se nella testa avessi tanti chicchi di mais ed ogni volta che lo sento parlare mi scoppiano dentro come pop-corn. E le idee diventano leggere leggere  come nuvolette. E sembrano tutte molto più facili da realizzare.

Roberta Garofalo al kid photography workshop. Roberta Garofalo, Fotografo professionista di Maternità, Neonati, Bambini e Famiglie, RomaSono tornata piena di idee e buoni propositi. E così credo quei pazientissimi 220 volti che hanno ascoltato anche me per 75 minuti, zitti zitti ed alla fine (non ci si crede) hanno anche applaudito. Ecco proprio a loro volevo dire che mi scuso se gli applausi mi hanno emozionata a tal punto da farmi andare via.

E mi sono dimenticata che forse volevano farmi delle domande. Insomma, senza volerlo, mi sono comportata come Francesco De Gregori ai concerti, che canta e se ne va via. Solo che io, evidentemente,  sono ancora una bimbetta davanti al primo cartone animato. E non ce l’ho fatta!

Ma grazie, però. È stata proprio una bellissima giornata!

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