I bambini sono imprevedibili, è cosa nota. E l’imprevedibilità è il loro lato migliore.
Quando pianifico un servizio fotografico (prima nella mia testa e poi in quella dei genitori) penso sempre di aver calcolato tutto. Spesso è così, ma a volte qualcosa scappa come è accaduto in questo caso. Ecco il racconto di un servizio fotografico… riuscito a metà.

Quest’anno a Roma abbiamo avuto un bellissimo inverno: è arrivata non solo la neve ma anche un’ infinità di giornate calde ed assolate. L’autunno tardivo ha conservato i suoi colori per molto tempo, sconfinando nei mesi invernali. Desideravo da tempo fotografare bambini in movimento, con una sessione nel bosco con 3 sorelline perfette. Quando le ho viste al primo appuntamento, il desiderio si è messo in moto. Coordino con i genitori l’abbigliamento in tonalità cromatiche ripetute su tutte e tre le bambine e partiamo per i boschi dell’Abruzzo. Un book fotografico nella terra dei miei nonni materni, non l’avevo ancora mai fatto!
In macchina i genitori le preparano raccontando loro cosa faremo, quando arriviamo a destinazione trovo 3 sorelline tutte felici ed ansiose di cominciare. E sottolineo 3!
Ignara di cosa sarebbe accaduto mostro loro tutta l’attrezzatura, spiegando ogni singolo pezzo, lo faccio sempre, serve a tranquillizzare i loro piccoli cuori. Quella ferraglia nera può anche sembrare una terribile arma nucleare: si vede anche nei cartoni animati!

Servizio fotografico con due bambine

Solitamente inizio con i grandicelli, i più piccini si vergognano sempre un po’ quando capiscono che si tratta di veri e propri ritratti fotografici. Se i “grandi” fanno da apri pista, dopo un po’ i piccoletti piombano sul set senza aver fatto nulla, ci entrano naturalmente da soli.
E’ a quel punto che inizia il servizio fotografico vero e proprio, almeno per me.
Dunque mi scateno con le prime due. Le lascio posare tranquillamente, fingendo di scattare proprio come vogliono loro. Anche se so che non metterò mai nei provini quelle immagini tipo Hanna Montana, le lascio divertire così. Seguo con l’occhio la cucciola di casa e la vedo che invece di avvicinarsi a noi, piano piano si allontana, verso un vialetto più su. Faccio finta di nulla e continuo a fotografare le piccole dive. Dopo 3 minuti, torno con la coda dell’occhio sulla cucciola: era ormai a 20 metri da noi ed inesorabile continuava per il vialetto.

Servizio fotografico nel bosco

Mollo le fanciulle e la chiamo a passo veloce. Le chiedo di aiutarmi con il pannello riflettente: nulla. Le chiedo di aiutarmi con l’esposimetro: meno di nulla. La imploro di farmi da assistente: sempre meno di nulla. La invito a fotografare lei stessa le sue sorelle utilizzando la mia fotocamera: 3 secondi di attenzione, 1 secondo di dubbio e poi ancora 5 metri più lontana.
Cavolo, comincio a scoraggiarmi. Non mi era mai capitato!

Servizio fotografico con due sorelle

Mollo anche la fotocamera in mezzo all’erba, i genitori corrono a salvare l’attrezzatura, forse temendo un aumento di prezzo del servizio fotografico.
Disarmata raggiungo la cucciola: le parlo e le chiedo perché non viene da noi. La sua risposta è secca: “perché non voglio essere fotografata”!
Cavolo, una cucciola di tre anni e mezzo con le idee così chiare? Le spiego che mamma vuole regalare un book fotografico delle sue bambine ai nonni e quindi non è solo un lavoro per me, ma una vera e propria missione speciale.
Lei guardandomi dritta negli occhi e senza un filo di imbarazzo aggiunge: “mamma regalerà tante foto senza di me”.
Abbiamo parlato almeno 20 minuti, le sorelle dall’altra parte del vialetto provavano pose nuove. I genitori (bravissimi) non sono intervenuti né su un fronte né sull’altro.
Bene, è andata e finita così: è stato un servizio fotografico a metà. Non c’è stato nulla da fare e sono tornata mesta mesta sulle due sorelle. Lei ha aspettato in piedi, buona buona, che io finissi.

Servizio fotografico con due bambine

Sono una fotografa per bambini da molto tempo e ne ho avuti di tutti i tipi. Ho scritto anche nel mio articolo sul fatto cheogni bambino abbia il suo shooting delle varie personalità di cui un professionista deve tener conto, quando se li trova davanti. Ho studiato manuali di psicologia infantile per comprenderli al volo ed adattarmi a loro durante la sessione fotografica.
Alla mia tenera età pensavo di conoscerli completamente.
Ed erano anni che non tornavo a casa con la sensazione di non aver finito un lavoro.

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