Affrontiamo lo spinoso tema dei ritratti in bianco e nero. Quando si parla di conversione in bianco e nero da un file digitale a colori, i forum di fotografia si accendono, si infiammano e si spengono da soli. Ho partecipato a vari dibattiti sull’argomento e oggi posso serenamente affermare che se ne son dette di tutti i colori (permettetemi il gioco di parole) sul BN da quando l’analogico ha visto comparire all’orizzonte il suo nemico n° 1.
“E’ la fine della VERA fotografia”; “la morte della pellicola trascinerà con se la morte del bianco e nero”; “si ritornerà all’analogico prima o poi”; “l’effetto della grana della pellicola non si può riprodurre” per citare solo le più  eclatanti.
Partecipo a svariati seminari di postproduzione ogni anno ed avrò visto almeno 5 tecniche valide per riprodurre la grana della pellicola e non conto ormai neanche più quante ne esistono per convertire in BN un file a colori. Come in tutte le cose della vita, è solo un problema di gusto personale, conoscenza e padronanza della tecnica usata, cultura dell’immagine visiva.

Fotografia di bambino in bianco e nero

So perfettamente che a voi, genitori-fotografi, di tutte  queste problematiche che attanagliano noi professionisti  non ve ne importa nulla,  giustamente! Lo dico solo per tranquillizzarvi e per invogliarvi a vedere le vostre immagini anche in BN.  Perché?
Perché personalmente credo che nel digitale il BN non solo non sia affondato ma anzi abbia acquistato un rinnovato vigore.
Perché si possono ottenere in postproduzione ulteriori capacità espressive con particolari viraggi che finalmente possono essere realizzati  in modo autonomo e soggettivo, non essendo più affidati all’umore del giorno del nostro stampatore di fiducia.
Perché spesso un’immagine in BN ci guadagna, raramente è uguale, solo qualche volta è molto meglio a colori.
Perché un ritratto in BN  acquista quel fascino in più che lo rende “eterno” e lo avvicina maggiormente a quello che gli americani definiscono “a work of art”.
Perché (udite-udite) per chi non è del mestiere, credo sia  più facile fotografare i propri bambini in bianco e nero che a colori! Ecco, l’ho detto, non uccidetemi perché lo penso veramente e lo spiego meglio: chi non conosce i programmi più usati per il fotoritocco  spesso resta più deluso dai propri risultati a colori che in BN.  E’ vero o no? Ecco che il BN enfatizza i contrasti e fa risaltare maggiormente il soggetto, a prescindere dai colori reali presenti sulla scena.

Fotografia di bambina in bianco e nero

Ora l’unico  problema dell’ argomento di oggi è: come faccio a spiegarvi come convertire un file a colori in BN se non usiamo gli stessi programmi, plug-in e filtri  vari?
Come faccio a mettermi nei panni di un fotoamatore  e a conoscere quello che di valido  esiste per lui sul mercato per raggiungere un buon bianco e nero?
Perché lo so che ognuno di voi è scoraggiato dai risultati “piatti” che ha ottenuto fin ora.
Posso iniziare dicendovi la cosa più banale ma ahimè la più semplice e vera: cominciate a pensare alla vostra foto già in BN ancora prima di scattarla!
No, non sono ubriaca:  sono le 7.30 del mattino, ho in mente questo pezzo fin dalle 6.00  ed il pensiero  sul come dirvelo mi ha fatto girare e rigirare nel letto talmente tante volte che ho svegliato pure quel santo di mio marito (è un sabato di luglio dunque lui è santissimo….ed io sono lucidissima! Anche un po’ tachicardica oserei dire, ma lucidissima!)

Fotografia di bambino in bianco e nero

A prescindere dalla postproduzione che se ne farà occorre  imparare a vedere  il mondo in BN: quali sono gli “scenari” più adatti per un ritratto in BN? Tantissimi:  una spiaggia nuda-cruda-selvaggia, un campo di grano o di vegetazione altissima, un paesino sperduto fatto di  scorci e vicoletti, un interno domestico molto “basic”.
Guardate il set che avete davanti, chiudete gli occhi, settate il vostro cervello in BN, riaprite gli occhi: vi piace? Può andare bene? Allora ok, procedete.
Come?  Impostandolo  già nella fotocamera, per esempio. Molte fotocamere  hanno  la versione BN nelle impostazioni di default  e se non maneggiate programmi di fotoritocco, vi conviene partire da qui. Magari aiutandovi scegliendo dei colori che già rendono la conversione più grintosa: se fate vestire il vostro bambino con colori tipo rosso o blu, viola o  verde, già vi siete garantiti una varietà di scala di grigio all’interno della vostra inquadratura. Più questi colori staccheranno dal colore di sfondo, più risalto avrà il soggetto (unico divieto: non usate rosso e verde insieme perché il soggetto non staccherebbe).
Oppure potete aiutarvi con una tecnica oggi “vintage”: per chi viene dalla pellicola, si ricorderà che un tempo si usavano i filtri per il BN; il filtro giallo rendeva molto simile la visione all’occhio umano e scuriva leggermente il cielo, tanto che molti lo lasciavano fisso sull’obiettivo;  il filtro verde schiariva la vegetazione, scuriva la pelle ed  i capelli ma evidenziava i difetti; il filtro arancio  scuriva  il cielo e la vegetazione, ma illuminava la pelle senza schiarirla esageratamente; il filtro rosso drammatizzava i cieli, rendeva la vegetazione quasi nera e schiariva moltissimo la pelle, tanto da far sparire tutti i difetti. Il filtro blu schiariva moltissimo il cielo e le nubi.

Fotografia di bambini in bianco e nero

Non mi è presa una botta nostalgica prima di colazione, lo dico solo per chi ha ancora questi filtri ma li ha messi in soffitta: può continuarli ad usare anche con la digitale. Perché spesso si trovano come opzioni direttamente nelle nuove fotocamere digitali  o nei basilari programmi di fotoritocco e possono tornare utili. Perché  le nuove generazioni  di genitori-fotografi si sono perse questo passaggio fondamentale su come ci aiutavamo un tempo ed è  sempre meglio saperlo. Perché chi è rimasto alla versione CS3 di Photoshop,  trova nella conversione automatica del bianco e nero dei  preset che simulano proprio questi vecchi filtri analogici.
Se invece ritoccate le foto con  qualche programma preposto,  non  vi conviene partire dallo scatto in BN: è sempre meglio scattarla a colori prima e poi convertirla in BN aggiustando tutta la gamma tonale.

Fotografia di ragazzina in bianco e nero

Per quanto riguarda i programmi da utilizzare per la postproduzione e la conversione in BN, chi non usa Photoshop su internet troverà tantissimi programmi  gratuiti da scaricare, tipo GIMP e PICASA, o a pagamento come ACDSEE. Personalmente non li ho mai usati ma conosco fotoamatori evoluti e non, che ne parlano benissimo. Ed anche i miei colleghi ed amici, con i quali mi sono consultata su questo argomento (e che ringrazio pubblicamente) me lo hanno confermato.  Posso invece consigliare personalmente, in ordine di difficoltà di utilizzazione:

1) I software in dotazione che vengono ormai forniti con l’acquisto di quasi tutte le fotocamere più conosciute: sono spesso dei CD che si trovano nella scatola (che tutti lasciano  dentro e neanche guardano) o scaricabili direttamente dal sito inernet della casa produttrice.

2) Programmi specifici come  IPhoto o Aperture  (per chi usa MAC).

3) Lightroom (per fotoamatori evoluti ma molto semplice una volta capito il meccanismo dei moduli).

4) Photoshop dalla versione CS3 in poi. L’ultima è  la più completa al momento ed offre svariati plug-in.  Ma anche il basic Photoshop Elements, che ha un prezzo molto più contenuto,  è di facile gestione  per chi non è addetto ai lavori e converte facilmente le foto a colori in BN.

Se invece siete curiosi di conoscere il mio metodo, beh sappiate che quando  converto un file a colori in BN, lo faccio direttamente in camera RAW oppure uso sia il metodo miscelatore canale con maschera che il metodo calcoli, dipende dall’effetto che voglio ottenere e dal tempo a disposizione. Spesso mi diverto anche con il metodo “fourtones“ che ho imparato da “San” Scott Kelby!
Ma vi ripeto, ad ognuno il suo metodo e l’effetto che preferisce, volevo solo stimolarvi a scattare anche in BN, senza timore. E spero di esserci riuscita. Come diceva qualcuno….”comunque vada sara’ un successo!”

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Fotografia di rosa in bianco e nero