Quando progetto uno shooting fotografico bambini, se posso, preferisco incontrare il bambino prima della sessione fotografica.
Per tanti motivi: per conoscerlo fisicamente ed immaginare il set più adatto per lui (spesso mi prende una specie di folgorazione creativa al primo sguardo), per tranquillizzarlo mostrandogli lo studio e spiegandogli quello che faremo, per chiedere ai genitori informazioni sul suo carattere e per sintonizzarmi  subito  con lui.
Rompere il ghiaccio significa renderlo già collaborativo.
Quando ritornerà per la sessione di riprese, metà del  cammino è già stato percorso e la sessione spesso verrà da se.

Ogni bambino è unico in se e non è riconducibile a nessun altro, ha delle caratteristiche proprie ed una storia tutta  “sua”.
Per questo è fondamentale conoscere le sue abitudini ed il suo carattere anche ponendo domande dirette ai  suoi genitori: se ama essere al centro dell’attenzione oppure è  timido e resta defilato; se è riflessivo e calmo oppure energico e iperattivo;  se è un tipo socievole o chiuso in se stesso; se espansivo e affettuoso o indipendente e poco amante dei contatti fisici;  se è diffidente o se si entusiasma per tutto, ecc.
Sono assolutamente convinta che eseguire un ritratto oggi significhi cogliere più che mai emozioni e non solo sorrisi a tutti denti  e capire chi è veramente il bambino che si andrà a fotografare è  fondamentale per raggiungere l’obiettivo di un vero ritratto contemporaneo.

Ma non sempre ho la possibilità di incontrarlo prima  e devo quindi saltare tutti questi passaggi, iniziando a conoscerlo mentre inizio a scattare.
Questo è  l’argomento del post odierno: cosa succede quando ci conosciamo il giorno stesso della sessione di shooting?
E’ successo alcune settimane fa: un noto brand di abbigliamento per bambini  mi ha chiesto di scattare un book ai vincitori di un concorso indetto sul sito web dell’azienda. Quindi si trattava di  muovere  su un set fotografico bambini “normali” (e non baby modelli abituati alle riprese) facendoli sfilare con i vestiti del brand. Il tutto senza sapere nulla di loro (avendo visto solo le foto scattate dai genitori per  avere un’idea dei loro tratti somatici) senza vedere prima i vestiti che avrebbero indossato (sono arrivati insieme ai bambini) e soprattutto senza che loro  conoscessero me prima.
Situazione molto delicata  visto che si doveva realizzare il lavoro in una sola giornata e con 3 bambini diversi per età, carattere e provenienza  geografica.
Fortunatamente è andata molto bene, si è creata un’atmosfera giocosa ed allegra, i bambini si sono divertiti prima di tutto ed il lavoro è stato consegnato e pubblicato.
Ma per raggiungere questo obiettivo la mia fatica è stata  quella di  “adattare” il mio modo di essere e di lavorare  allineandolo all’istante con 3 diverse personalità.

Giulia è stata la prima bambina ad entrare nel set,  ha 6 anni e proveniva dalla provincia di Milano. Quando mi sono presentata ai suoi genitori ho saputo che la bambina aveva già partecipato ad altri concorsi ed aveva già posato per alcuni servizi fotografici. Questo è il motivo per cui ho deciso di iniziare subito con lei:  avrebbe fatto da apripista  e tranquillizzato gli altri due che rimanevano a guardare la scena comodamente seduti sul divano  insieme ai loro genitori.
Ma una bambina così piccola, anche se abituata ai concorsi, non vuol dire che sia “sciolta” davanti ad una macchina fotografica come una modella  professionista di 23 anni, quindi ci siamo aiutate con un po’ di musica  (iniziato con  un CD per bambini e finito con un CD di musica sudamericana, tanto per  la cronaca), con balli, canti e gridolini (una serie di urletti liberatori fa sempre bene allo spirito ed alla serenità dei vicini) ed una romantica pioggia di petali per gli scatti finali.

Fotografia di bambina in studio

Fotografia di bambina con petali blu

Visto il clima di follia che si era creato, il secondo bambino è arrivato sul set senza apparenti indugi. Marco  ha 2 anni ed arrivava dalla provincia di Bari.
Un’età difficile da fotografare  perché capiscono quello che sta succedendo, si prestano ma  non “rispondono”  con una piena collaborazione.  Infatti mentre gli parlavo, lui guardava altrove, era come se non esistessi, perché in questo modo si “difendeva” da me (perfetta sconosciuta per lui) e concentrava la sua attenzione solo sugli oggetti che erano sul set, toccando con mano luci e fondali (immaginate la mia ansia?).
A quel punto la mia decisione è stata molto rapida:  lo shooting sarebbe durato con lui solo 30 minuti, le mie insostituibili assistenti Alessia e Valentina hanno gonfiato alla velocità della luce 10 palloncini nei colori adatti al suo abbigliamento (ho scoperto che  gonfiandoli senza pausa si possono avere labbra turgide per almeno 6 ore esattamente come  in un intervento di chirurgia estetica: lo terrò presente per il prossimo party)  ed il bambino ha trasformato 5 mq  di fondale  bianco in un campo da calcio.

Fotografia di bambino con palloncino

Fotografia di bambino con palloncini

L’ultima sessione è stata tutta in discesa (fortunatamente, perché eravamo tutti abbastanza provati per quella precedente).
Lei si chiama Barbara, ha 8 mesi e proveniva dalla provincia di Brindisi.
Per lei un set molto “enfant”  e tanta pazienza ma era molto socievole e parlandole con toni bassi ed allegri riuscivo a catturare i suoi occhioni e la sua curiosa vivacità.

Fotografia di neonato in studio

Fotografia di neonata in studio

Questa è la cronaca di una giornata da “kids photographer” e questo è il video che abbiamo girato un po’ per gioco……..e un po’ per questo blog!
Spero vi piaccia. Lasciate un commento se volete, lo leggerò con piacere.

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